Garibaldi, imbarcatosi a Cesenatico, per raggiungere per mare la repubblica di Venezia, sorpreso dalle navi austriache, ..fu costretto a ritornare verso la costa romagnola e a nascondersi nella pineta di Ravenna.
Ella aveva combattuto, a fianco del marito, nella lontana America, lo aveva seguito in Italia e gli era stata sempre vicina: sui campi di battaglia, nell'esilio, e, da - ultimo, nella triste ritirata dall'epica difesa della Repubblica romana.
La dolce fiera consorte stava per mancare all'eroe, nel momento in cui egli avrebbe avuto particolarmente bisogno del suo conforto e del suo sorriso.
Egli la portava sulle spalle, accompagnato da alcuni suoi
fedeli, verso una capanna che aveva intravisto, seminascosta
fra il fogliame nel retro terra ravennate (la Cascina Guiccioli, presso le Mandriole).
Là giunto, l'eroe la depose delicatamente su di un misero giaciglio ed assistette, pallido e affranto, alla morte della madre dei suoi figli, senza preoccuparsi degli sbirri che lo braccavano da ogni parte.
-Josè, i bambini! -queste furono le ultime parole di Anita sussurrate debolmente al suo sposo.
Egli non ebbe il tempo di soffermarsi a piangerla quanto avrebbe desiderato, perché i compagni lo sollecitarono a porsi in salvo.
Anita fu sepolta nascostamente presso la cascina Guiccioli e, molto più tardi, fu dissotterrata per darle sepoltura religiosa, dal parroco del luogo.
Quando fu possibile, Garibaldi trasportò i resti della sposa amata a Nizza; di là il 2 giugno 1932 furono traslati a Roma per essere deposti al Gianicolo sotto il monumento, che l'Italia volle erigere a perpetuo ricordo dell'eroica donna.
Chi oggi desidera recarsi a visitare il capanno dove Anita Garibaldi morì, partendo da Ravenna, segua la riva sinistra, del Canale Candiano.
Superato il complesso Anic e la banchina della Cabot, svolti a sinistra, alla prima pinetina.
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