Garibaldi si trovava, con alcuni fedeli amici, a Genova, in casa del patriota bergamasco Camozzi.
Si attendeva l'arrivo del poeta marchigiano Luigi Mercantini, noto autore di versi infiammati d'amor patrio.
A lui, circa otto giorni prima, il Generale aveva dato l'incarico di scrivere un inno per i suoi volontari.
Autore della musica era Alessio Oliviero.
Il giovane poeta arrivò. L'inno, veramente marziale, fu ascoltato in silenzio; al termine, i presenti, entusiasti, scattarono in piedi e, messisi in colonna come tanti soldati, intonarono il canto che, da quella sera, accompagnò tutte le imprese garibaldine.
Inno di Garibaldi
Si scopron le tombe, si levano i morti,
i martiri nostri son tutti risorti!
le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome - d'Italia nel cor!
Corriamo! Corriamo! Su, giovani schiere!
Su al vento per tutto le nostre bandiere!
Su tutti col ferro, su tutti col foco,
Su tutti col foco d'Italia nel cor!
Va' fuori d'Italia, va' fuori ch'é l'ora,
Va' fuori d'Italia, va' fuori o straniero
ecc..
Si scopron le tombe, si levano i morti,
i martiri nostri son tutti risorti!
le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome - d'Italia nel cor!
Corriamo! Corriamo! Su, giovani schiere!
Su al vento per tutto le nostre bandiere!
Su tutti col ferro, su tutti col foco,
Su tutti col foco d'Italia nel cor!
Va' fuori d'Italia, va' fuori ch'é l'ora,
Va' fuori d'Italia, va' fuori o straniero
ecc..
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