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Giovedì
24 Maggio
2012    
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Home Poesie per la Patria Poesie Giuseppe Garibaldi L'incontro di Vittorio Emanuele II con Garibaldi di Cesare Abba

L'incontro di Vittorio Emanuele II con Garibaldi di Cesare Abba

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Ho quasi il capogiro. Sono ancora pieno di quel che ho veduto, scrivo...
Una casa bianca a un gran bivio, dei cavalieri rossi e dei neri mescolati assieme, il Dittatore, a piedi; delle pioppe già pallide che lasciavano venir giù le foglie morte, sopra i reggimenti regolari che marciavano verso Teano, i vivi sotto gli occhi, e nella mente i grandi morti, i romani della seconda guerra civile Silla, Sertorio, che s'incontrarono appunto qui, figure gigantesche come quei monti del Sannio là, e che forse non erano nulla più di qualcuna di quelle che vedo vive.
Cosa ci vorrebbe a fare lo scoppio di una guerra civile?

A un tratto non da lontano, un rullo di tamburo, poi la fanfara reale del Piemonte, e tutti a cavallo! In quel momento, un contadino mezzo vestito di pelli, si volse ai monti di Venafro, e con la mano alle sopracciglia fissò l'occhio forse a leggere l'ora in qualche ombra di rupi lontane.

Ed ecco un rimescolio nel polverone che si alzava laggiù, poi un galoppo, dei comandi, e poi: - Viva viva! il Re! il Re!

Mi venne quasi buio per un istante; ma potei vedere Garibaldi e Vittorio darsi la mano e udire il saluto immortale: Salute al Re d'Italia!
Eravamo a mezza mattinata. Il Dittatore parlava a fronte scoperta, il Re stazzonava il collo del suo bellissimo storno, che si piegava a quelle carezze...

Forse nella mente del Generale passava un pensiero mesto.
E mesto davvero mi pareva quando il Re spronò via ed egli mise alla sinistra di lui e dietro di loro la diversa e numerosa cavalcata.

Ma Seud, il suo cavallo che lo portò nella guerra, sentiva forse in groppa meno forte il leone, e sbuffava, e si slanciava di lato, come avesse potuto portarlo nel deserto, nelle pampas, lontano da quel trionfo di grandi. L'incontro di Vittorio Emanuele II con  Garibaldi di Cesare Abba
 

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