Poesie Reportonline

Le più belle poesie scelte da reportonline.it

Giovedì
24 Maggio
2012    
Text size
  • Aumenta Dimensione Font
  • Default
  • Diminuisci Dimensione Font
Home Poesie per la Patria Poesie Giuseppe Garibaldi Garibaldi di Edmondo De Amicis

Garibaldi di Edmondo De Amicis

E-mail Stampa
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 




Egli aveva la fiamma dell'eroismo e il genio della guerra.
Combatté in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette.

Quando non combattè, lavorò per vivere o si chiuse in un'isola solitaria a coltivare la terra.
Egli fu maestro, operaio, marinaio,
negoziante, soldato, generale, dittatore.
Era grande, semplice,
buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli, non aveva altra aspirazione che il bene,
rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.
Quando
gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui, da ogni parte: signori lasciavano i palazzi, operai le officine, giovanetti le scuole, per andare a combattere al sole della sua gloria. In guerra portava una camicia rossa.











Garibaldi e il canto dell'usignuolo


Una notte del 1859 Garibaldi, alla testa dei suoi Cacciatori delle Alpi, marciava tra i colli Lombardi, quando, ad un tratto, si fermò in ascolto.
Gli stavano di fronte dodicimila soldati
austriaci, mentre egli non aveva che un migliaio di uomini.
Eppure ciò che lo aveva fermato in ascolto non era alcuna preoccupazione, né alcun allarme di guerra, era semplicemen te il canto di un usignuolo...
 Il nemico s'appressa: i soldati chiamano il generale tre
volte ed egli non li ode, tutto assorto nella dolce malia di quel canto che si leva dal fogliame, svanendo nelle ombre della notte.

E solo, quando i primi colpi della moschetteria nemica ebbero messo in fuga il gentile cantore notturno, egli si riscosse e tornò alla realtà.
Tale era l'anima di Garibaldi: una fierezza leonina e una sensibilità quasi femminea, un coraggio indomito e un senso di delicata pietà per i deboli.
Il Generale che si accendeva di sdegno se vedeva un soldato maltrattare un proprio cavallo, era quello stesso che, fanciullo, versava amarissime lacrime sopra un grillo a cui aveva strappato le ali in un momento di spensieratezza e che una notte, a Caprera, si leverà, già vecchio, per riportare in istalla
un agnellino che s'era sperduto lungo il pendio della montagna.













Garibaldi di Edmondo De Amicis
 

Seguici su Facebook

Statistiche

Utenti : 4876
Contenuti : 11141
Link web : 3
Tot. visite contenuti : 17862467

Le notizie Oggi

ReportOnLine

Sondaggi

Quale tipo di Lettura preferisci?