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24 Maggio
2012    
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Home Poesie per la Patria Poesie Giuseppe Garibaldi Dal diario di G. Cesare Abba

Dal diario di G. Cesare Abba

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Da « Il Lombardo », 11 maggio.

La Sicilia! La Sicilia! pareva qualcosa di vaporoso laggiù nell'azzurro tra mare e cielo, ma era l'isola santa!
Abbiamo a sinistra le Egadi, lontano in faccia il monte Erice che ha il culmine nelle nubi.
Un siciliano che era meco sulla tolda mi narrava le avventure di Erice figlio di Venere, ucciso da Ercole su quelle vette.
Erano ameni gli antichi, ma quanto è pure ameno l'amico mio, che trova ora il tempo di parlare di mitologia!

Ecco lì Marsala, le sue mura, le sue case bianche, il verde dei suoi giardini, il bel declivio che ha dinanzi.
Nel porto poco naviglio; una nave da guerra sta alla bocca e si è tutta pavesata.
- Pronti figlioli - grida Bixio - tutto per noi. - Se avesse la forza si lancerebbe tutto d'un colpo alla riva.


Padre Carmelo

Mi son fatto un amico. Ha ventisette anni, ne mostra quaranta: è monaco e si chiama padre Carmelo. Sedevamo a mezza costa del colle, che figura il Calvario colle tre croci, sopra questo borgo, presso il cimitero.
Avevamo in faccia Monreale, sdraiata in quella sua lussuria di giardini; l'ora era mesta, e parlavamo della rivoluzione.
L'anima di padre Carmelo strideva.
Vorrebbe essere uno di noi, per lanciarsi nell'avventura col suo gran cuore, ma qualcosa lo rattiene dal farlo.
Venite con noi, vi vorranno tutti bene.
Non posso.
Forse perché siete frate? .Ce n'abbiamo già uno. Eppoi altri monaci hanno combattuto in nostra compagnié, senza paura del sangue.
Verrei, se sapessi che farete qualche cosa di grande davvero: ma ho parlato con molti dei vostri, e non mi hanno saputo dir altro che volete unire l'Italia.
Certo; per fame un grande e solo popolo.
Un solo territorio...! In quanto al popolo, solo o diviso, se soffre, soffre; ed io non so che vogliate farlo felice.
- Felice! Il popolo avrà libertà e scuole.
E nient'altro! -interruppe il frate: -perché la libertà non è pane, e la scuola nemmeno. Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi: per noi qui no.
Dunque che ci vorrebbe per voi?

Una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli, che non sono soltanto a Corte, ma in ogni città, in ogni villa.

- Allora anche contro di voi frati, che avete conventi e terre ovunque sono case e campagne!
Anche contro di noi; anzi prima che contro d'ogni altro!
Ma col vangelo in mano e colla croce. Allora verrei. Così è troppo poco.
Se io fossi Garibaldi, non mi troverei a quest'ora, quasi ancora con voi soli.
Ma le squadre?
E chi vi dice che non aspettino qualche cosa di più?
Non seppi più che rispondere e mi alzai. Egli mi abbracciò,
mi volle baciare, e tenendomi strette le mani, mi disse che non
ridessi, che mi raccomandava a Dio, e che domani mattina dirà
la messa per me. Mi sentiva una gran passione nel cuore, e avrei voluto restare ancora con lui.
Ma egli si mosse, salì il colle, si volse ancora a guardarmi di lassù, poi disparve.

Dal diario di G. Cesare Abba
 

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