Racconto di Giovanni Guareschi
Vendetta
Vendetta
Quella sera cominciò tardi, e all'una di notte aveva ancora una quindicina di componimenti da leggere; ma non si affrettava, anzi pareva che cercasse tutte le scuse come se stesse per tirare in lungo la faccenda. Prima di temperare il lapis rosso e blu, il vecchio maestro aveva messo i compiti in ordine alfabetico, poi tolto dal mucchietto un foglio, l'aveva nascosto sotto la cartella. Luigino B. doveva essere tra i primi e invece il vecchio maestro se l'era riservato come l'ultimo.
E ora si gingillava nel correggere gli altri compiti perchè voleva prolungare il piacere di arrivare al compito di Luigino B.
Era il compito finale, il compito di esame: egli lo avrebbe letto adagio, parola
per parola, studiando con implacabile attenzione l'ortografia, la sintassi, la punteggiatura.
Alle due di notte: il vecchio maestro tracciò un «sette» sul penultimo compito, poi sollevò il capo e guardò Mario.- Ci siamo, -disse sottovoce.
Alle due di notte, quando la città dorme e l'aria è ferma, i vecchi papà possono parlare con i loro figli morti. Alle due di notte i regolamenti della logica non hanno più nessuna importanza: è l'ora in cui i morti si affacciano ai sogni dei vivi e la notte è piena di anime vaganti.
Il ritratto di Mario stava appeso al muro, davanti allo scrittoio, ed era coperto da un velo d'ombra, ma gli occhi parevano vivi.
Mario aveva vent'anni, allora, e viveva col papà che era solo perchè la mamma se n'era andata da tempo. Il maestro non insegnava più da almeno dieci anni alla scuola pubblica e doveva arrangiarsi con le lezioni private, perchè le sue idee non andavano d'accordo con quelle degli «altri »: ma andavano d'accordo con le idee di Mario.
Così, quando Mario fu chiamato alle armi, invece di andare al distretto si diede alla montagna dove si comportò da galantuomo. E, un giorno, gli " altri >, glielo ammazzarono.
Non gli era rimasto più che quel ritratto: aveva ripreso "insegnamento nella
scuola pubblica, ma tutti quei ragazzi, invece di fargli dimenticare Mario, glielo facevano ricordare ogni minuto. E quando a scuola leggeva la lista dei nomi per l'appello e arrivava a Luigino B.
la voce tremava al vecchio maestro, perchè Luigino B. era figlio di uno degli «altri»; di un ex capo degli altri ".
Ci siamo, - disse sottovoce il vecchio maestro a Mario. e trasse di sotto la cartella il compito di Luigino B.
Lesse adagio: una riga, due righe. Alla terza un piccolo grido di gioia: (C Ceco! ". Scrive C( ceco" senza la « i ". In quarta classe scrive ancora « ceco "quando anche i bambini di seconda sanno che si scrive con la « i !
Nell'ombra gli occhi di Mario si erano fatti attenti. Il vecchio maestro tracciò un rigone blù sotto il cieco senza cc i poi riprese a leggere adagio.
Di lì a poco sollevò il capo.
Mario! -esclamò. - Un'amico! un amico con l'apostrofo, e poi virgola tra il soggetto e il verbo! lo! virgola, vado a scuola... .
Guardò sorridendo Mario e gli pareva che anche Mario sorridesse. Riprese a leggere e, poco dopo, allargò le braccia.
Mario, - disse il vecchio maestro, - io adesso avrei diritto rifiutarmi di proseguire.
Questo sciagurato ha scritto una frase come questa: Se io potrei andare in campagna, ma mia mamma non può perchè mio papà è in Africa .
Capisci, Mario. Se lui potrebbe andare, ma sua mamma non può perchè« suo papà è in Africa ". San Vittore io chiamano Africa in quella famiglia di sciagurati!
Tracciò un pesante segno blù sotto tutta la riga, poi riprese a leggere spiegando ogni volta a Mario gli errori che incontrava. Alla fine mostrò a Mario il foglio.
- Ecco qui, -disse con una punta di gioia maligna nella voce. -Sei errori rossi e sette blù!
Qui il problema è uno solo: gli diamo due o tre? O vogliamo dimostrare la nostra superiorità regalandogli mezzo punto e dandogli tre e mezzo?
Era quella l'ora. dei morti, e la notte era piena di fantasmi. Il silenzio li difendeva dal mondo del vivi e l'aria era ferma. Il vecchio maestro fissava gli occhi di Mario velati dall'ombra e gli occhi gli parevano vivi. E anche il viso lentamente si vestiva di carne.
Due, tre o tre e mezzo? - domandò ancora il vecchio maestro: e le parole caddero nel silenzio e il silenzio le inghiottì.
Sei, - disse una voce lontana. Era la voce di Mario...
E il vecchio maestro segnò un grosso sei sul foglio.
E ora si gingillava nel correggere gli altri compiti perchè voleva prolungare il piacere di arrivare al compito di Luigino B.
Era il compito finale, il compito di esame: egli lo avrebbe letto adagio, parola
per parola, studiando con implacabile attenzione l'ortografia, la sintassi, la punteggiatura.
Alle due di notte: il vecchio maestro tracciò un «sette» sul penultimo compito, poi sollevò il capo e guardò Mario.- Ci siamo, -disse sottovoce.
Alle due di notte, quando la città dorme e l'aria è ferma, i vecchi papà possono parlare con i loro figli morti. Alle due di notte i regolamenti della logica non hanno più nessuna importanza: è l'ora in cui i morti si affacciano ai sogni dei vivi e la notte è piena di anime vaganti.
Il ritratto di Mario stava appeso al muro, davanti allo scrittoio, ed era coperto da un velo d'ombra, ma gli occhi parevano vivi.
Mario aveva vent'anni, allora, e viveva col papà che era solo perchè la mamma se n'era andata da tempo. Il maestro non insegnava più da almeno dieci anni alla scuola pubblica e doveva arrangiarsi con le lezioni private, perchè le sue idee non andavano d'accordo con quelle degli «altri »: ma andavano d'accordo con le idee di Mario.
Così, quando Mario fu chiamato alle armi, invece di andare al distretto si diede alla montagna dove si comportò da galantuomo. E, un giorno, gli " altri >, glielo ammazzarono.
Non gli era rimasto più che quel ritratto: aveva ripreso "insegnamento nella
scuola pubblica, ma tutti quei ragazzi, invece di fargli dimenticare Mario, glielo facevano ricordare ogni minuto. E quando a scuola leggeva la lista dei nomi per l'appello e arrivava a Luigino B.
la voce tremava al vecchio maestro, perchè Luigino B. era figlio di uno degli «altri»; di un ex capo degli altri ".
Ci siamo, - disse sottovoce il vecchio maestro a Mario. e trasse di sotto la cartella il compito di Luigino B.
Lesse adagio: una riga, due righe. Alla terza un piccolo grido di gioia: (C Ceco! ". Scrive C( ceco" senza la « i ". In quarta classe scrive ancora « ceco "quando anche i bambini di seconda sanno che si scrive con la « i !
Nell'ombra gli occhi di Mario si erano fatti attenti. Il vecchio maestro tracciò un rigone blù sotto il cieco senza cc i poi riprese a leggere adagio.
Di lì a poco sollevò il capo.
Mario! -esclamò. - Un'amico! un amico con l'apostrofo, e poi virgola tra il soggetto e il verbo! lo! virgola, vado a scuola... .
Guardò sorridendo Mario e gli pareva che anche Mario sorridesse. Riprese a leggere e, poco dopo, allargò le braccia.
Mario, - disse il vecchio maestro, - io adesso avrei diritto rifiutarmi di proseguire.
Questo sciagurato ha scritto una frase come questa: Se io potrei andare in campagna, ma mia mamma non può perchè mio papà è in Africa .
Capisci, Mario. Se lui potrebbe andare, ma sua mamma non può perchè« suo papà è in Africa ". San Vittore io chiamano Africa in quella famiglia di sciagurati!
Tracciò un pesante segno blù sotto tutta la riga, poi riprese a leggere spiegando ogni volta a Mario gli errori che incontrava. Alla fine mostrò a Mario il foglio.
- Ecco qui, -disse con una punta di gioia maligna nella voce. -Sei errori rossi e sette blù!
Qui il problema è uno solo: gli diamo due o tre? O vogliamo dimostrare la nostra superiorità regalandogli mezzo punto e dandogli tre e mezzo?
Era quella l'ora. dei morti, e la notte era piena di fantasmi. Il silenzio li difendeva dal mondo del vivi e l'aria era ferma. Il vecchio maestro fissava gli occhi di Mario velati dall'ombra e gli occhi gli parevano vivi. E anche il viso lentamente si vestiva di carne.
Due, tre o tre e mezzo? - domandò ancora il vecchio maestro: e le parole caddero nel silenzio e il silenzio le inghiottì.
Sei, - disse una voce lontana. Era la voce di Mario...
E il vecchio maestro segnò un grosso sei sul foglio.
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